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Apple incrementa il suo buyback ma non è detto sia la cosa giusta

Martedì 26 Aprile 2016 la nota società Apple (AAPL) ha deciso di incrementare il suo programma di aumento di valore per gli azionisti a 50 miliardi, mediante il rilascio di un maggior quantitativo di dividendi e l’autorizzazione al riacquisto di azioni proprie (tecnicamente detto buyback) per un totale di 250 miliardi ad andare sino al Marzo 2018.

Questa scelta, che di per sé può apparire come un segnale di forza, in realtà è stata assunta in concomitanza con una serie di eventi oggettivamente negativi, se non addirittura catastrofici, tra i quali risalta su tutti la contrazione dei ricavi per la prima volta da 13 anni, con il riconoscimento in prospettiva futura di come l’attuale fase di debolezza economica globale continuerà ad avere ripercussioni in termini di vendite.

analisi tecnica del titolo azionario Apple, Ultime trimestrali negative dopo 13 anni

Tra le principali cause del crollo delle vendite di prodotti come Smartphone e Tablet vi sono l’ormai saturazione del mercato asiatico (basti pensare come in Cina, il secondo mercato di riferimento dopo gli USA, nel corso di un solo trimestre la riduzione delle vendite è stata del 32%) e una concorrenza con aziende orientali sempre più agguerrita da quando il governo cinese ha iniziato ad appoggiare la loro crescita.

Storicamente Apple attinge a capitale di debito per tali operazioni di aumento di valore azionario. In questo specifico caso sono necessari tra i 20 e i 25 miliardi di dollari ricavabili o con la ricerca di fondi esterni o con il rimpatrio delle riserve di liquidità detenute all’estero (con annesso rischio di cambio). Se quest’ultima opzione non si concretizzasse allora l’attuale debito lordo di 77 miliardi (a cui vanno aggiunti gli 8 miliardi di assicurazione che l’azienda paga al fine di tutelarsi dal rischio che i creditori risultino insolventi) giungerebbe a 120 miliardi alla fine del 2017.

Occorre precisare che malgrado quanto affermato finora, il livello di liquidità di Apple resta estremamente forte: ad oggi la quantità di contante in aggiunta agli investimenti effettuati eccede del doppio il debito ed inoltre secondo fonti decisamente attendibili esso continuerà a mantenersi entro valori positivi, fermo restando però che in un settore in rapida trasformazione tecnologica come quello in cui Apple opera, questo continuo ricorso a debito di medio-lungo termine può esercitare un’importante pressione negativa sulla qualità dell’equilibrio finanziario.

I grandi investitori su Apple
Affinché si possa comprendere fino in fondo la portata di una notizia che non deve apparire come una semplice e naturale flessione di una delle aziende a cui deve essere riconosciuta la capacità di aver scritto una pagina della storia contemporanea, bisogna registrare la clamorosa decisione del miliardario Carl Icahn (un’istituzione nell’ambiente di Wall Street, nonché uno degli uomini più ricchi del pianeta) di vendere ognuna delle sue circa 45 milioni di azioni per un valore complessivo di poco meno di 5 miliardi. Un sodalizio durato ben tre anni quello tra la società e il magnate americano che appariva indissolubile.

Effetto consumi in Cina

Troppo alta la preoccupazione per le sorti degli affari in Cina dove oltre al già citato crollo delle vendite si è proceduto con la chiusura di alcuni servizi come “iTunes Movie” e “iBooks”. Troppa la delusione per aver errato completamente le proprie recenti previsioni rialziste (il prezzo oggi è inferiore ai 100 a fronte dei 240 pronosticati), così come per un piano industriale non soddisfacente.

Apple resta un colosso dalle mille risorse, nessuno può escludere a priori la possibilità che verrà lanciato un prodotto capace di diventare un nuovo simbolo e quindi un nuovo fattore di crescita, ma tutto lascia presagire una grave inversione di tendenza nel medio-breve periodo.

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